Idee chiare, entusiasmo e grande passione per quello che fa. Parola di Pietro Lodi, Direttore Generale del Settore Giovanile e Responsabile dei Progetti Speciali della Feralpisalò e da dicembre nel Consiglio Direttivo della DCPS in rappresentanza dei Club della Serie C, che si racconta a cuore aperto tra ambizioni e obiettivi in questo 2021 appena cominciato. 

Partiamo dal nuovo incarico come componente del Consiglio Direttivo della Divisione Calcio Paralimpico e Sperimentale. A fine dicembre è stato eletto in rappresentanza dei Club della Serie C. Sensazioni?
“Le sensazioni sono estremamente positive e molto stimolanti, è il coronamento di un percorso iniziato una decina di anni fa in Feralpisalò.  Mai lontanamente avrei pensato che un giorno si potesse arrivare alla costituzione di una Divisione all’interno della FIGC e far parte del Consiglio Direttivo”.

La Feralpisalò è stata la prima Società professionistica ad aprire al suo interno dieci anni fa un settore dedicato all’attività calcistica delle persone con disabilità. È un motivo d’orgoglio in più questo impegno nella DCPS?
“Sì, siamo stati la prima società professionistica in Italia  ad avere al proprio interno una sezione dedicata a ragazzi con disabilità. Gli obiettivi, nel corso di questi anni, non sono cambiati. Vogliamo trasmettere a questi ragazzi innanzitutto un senso di inclusione sociale,  all’interno di un contesto sportivo totale, attraverso il benessere emozionale. Dare la possibilità a ragazzi con disabilità di vivere la passione per il gioco del calcio al pari di migliaia di loro coetanei è motivo di grande orgoglio e soddisfazione per tutti noi”.

Nel 2015 nasce  il progetto “ Senza di me che gioco è”, fiore all’occhiello del Club verdeblù, che Lei segue fin dall’inizio. Ci parla di questa esperienza?
“Nel corso della mia vita ho avuto modo, durante il periodo universitario e soprattutto durante il mio servizio civile, di approcciarmi  alla disabilità. Ho prestato servizio presso l’ANFFAS (Associazione Nazionale Famiglie di Persone con disabilità intellettiva e/o relazionale) all’interno della quale mi occupavo dell’inclusione lavorativa dei ragazzi disabili, promuovendo la loro collaborazione e prestazione d’opera all’interno di alcune aziende del territorio. Le persone con disabilità, devono avere le stesse possibilità degli altri e i giusti aiuti per poter lavorare, per poter far vedere quali capacità hanno e per ricevere uno stipendio. Da allora molte cose sono cambiate, c’è più sensibilità e maggiori riconoscimenti, anche a seguito della Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità. Quello che secondo me ancora manca è l’educazione alla       diversità. Con la Feralpisalò, prima che il Covid-19 bloccasse tutto, all’interno del nostro “progetto scuola” entravamo negli istituti scolastici di Brescia e provincia per divulgare e sensibilizzare i giovani sulla diversità. A molti la diversità spaventa, le persone spesso non sanno come ci si deve rapportare e quando si incontra una persona disabile hanno difficoltà ad interagire, spesso fingono di non vederla. Questo succede molto di più negli adulti che nei bambini, il che vuol dire che molte persone si fanno condizionare sempre di più dai pregiudizi e dalle considerazioni altrui, perdendo quegli atteggiamenti naturali che ci appartenevano da bambini. Fare qualcosa per gli altri ti riempie l’anima, ti fa vivere meglio. Madre Teresa di Calcutta diceva: Quello che noi facciamo è solo una goccia nell’oceano, ma se non lo facessimo l’oceano sarebbe più piccolo’.”

Ci presenta le due squadre che partecipano ai Tornei della DCPS?
“Certamente, dallo scorso anno abbiamo iscritto ben due squadre: una di secondo ed un’altra di terzo livello . Il criterio di scelta per una o per l’altra categoria è stato, unitamente a tutto lo staff, quello delle abilità dei ragazzi”.

Sfogliamo insieme l’album dei ricordi. Se dovesse scegliere tre fotografie che raccontano alcuni momenti vissuti in questi anni, quali sarebbero?
“Ce ne sono molte, ma dovendone scegliere tre metterei sicuramente al primo posto la visita al Papa dell’aprile del 2018 con i ragazzi disabili, esperienza unica ed indimenticabile. Vi racconto un episodio estremamente simpatico che è successo quel giorno: Piazza San Pietro era gremita di gente in attesa che Papa Francesco facesse il giro della piazza a bordo della sua macchina e per l’occasione nella piazza avevano allestito dei campetti da calcio per permettere ai ragazzi di svolgere delle partitelle. I ragazzi, nel vedere un pallone e un campo da calcio, hanno iniziato subito a giocare con il solito entusiasmo ed il solito coinvolgimento. Ad un certo punto arriva il Papa, che si ferma con la propria auto proprio davanti ai campetti per salutare i ragazzi. Bè, nessuno di loro si è accorto che il Papa era lì affianco a loro ed hanno continuato a giocare come se nulla fosse e senza degnarlo di uno sguardo. Insomma nemmeno il Papa è riuscito a fermare la loro passione per il calcio!
La seconda è quella della festa di Natale del 2019 della Feralpisalò, dove i ragazzi si sono divertiti tantissimo. È stata una grande festa dove hanno ballato e cantato, quella sera mi hanno riempito il cuore di gioia. La terza fotografia è relativa alla prima partita ufficiale del campionato di IV Categoria giocata a Reggio Emilia, erano tutti emozionati nell’indossare per la prima volta la maglia da gara della Feralpisalò, emozione incrementata poi con la prima vittoria della squadra”.

Al pari della scuola e della famiglia, lo sport  è un agente educativo straordinario. Quanto ne sentono la mancanza nel quotidiano gli atleti in questo difficile momento?
“Lo sport è una delle pratiche umane capaci di abbattere qualsiasi barriera, culturale, sociale, ideologica; intendendolo quindi come strumento potenziale per migliorare chi lo propone e chi lo pratica. È uno strumento altamente formativo, ma deve essere utilizzato in maniera professionale e competente. Chi ha la fortuna come noi di lavorare in un settore giovanile ha ’obbligo di essere un educatore prima che allenatore, dirigente o responsabile. Questo perché insegnare lo sport include un concetto ben più ampio dell’’insegnamento tecnico, che comprende anche la diffusione di tutti quei valori che contribuiscano alla crescita non solo del giovane sportivo, ma anche del giovane uomo. Lo sport insegna a rispettare le regole ed il prossimo, insegna concetti come lealtà, correttezza, fair-play. Questo è un momento di grande difficoltà per tantissimi ragazzi; la loro vita senza lo sport rischia di creare una spirale negativa. Senza la pratica sportiva, il nostro principale obiettivo è far sì che gli insegnanti e soprattutto gli allenatori non perdano di vista i loro allievi, a partire da quelli più in difficoltà, mantenendo con loro un contatto continuo che li aiuti a utilizzare il tempo in maniera costruttiva”.

Impegni e progetti futuri ai quali sta lavorando?
“Sul fronte progetti alla Feralpisalò siamo sempre molto attivi. Oltre ad essere Direttore Generale del Settore Giovanile mi occupo anche dei Progetti Speciali. Lunedì 8 febbraio partirà la seconda edizione del progetto “10elode”. Un progetto partito lo scorso anno che trova meritata conferma dopo aver coinvolto oltre 100 corsisti nell’ultima edizione. Nasce per dare l’opportunità a chiunque non possieda le qualifiche per partecipare al bando per allenatori FIGC, di potersi mettere in gioco e quest’anno con importanti novità. La Facoltà di Scienze Motorie dell’Università degli Studi di Brescia, che ha riconosciuto il corso, garantirà 3 Crediti Formativi Universitari a chi parteciperà , in più sarà patrocinato dall’AIAC, l’Associazione Italiana Allenatori di Calcio, Gruppo Provinciale di Brescia, che ha riconosciuto l’unicità del progetto. Questo è sintomatico del fatto che il corso è ben strutturato e ha raggiunto l’obiettivo. ”10 e Lode” non si concentra solo sugli aspetti tecnico-calcistici, bensì abbraccia ogni dinamica di squadra. Una formazione a 360 gradi, questo l’obiettivo del corso: dalla tecnica alla preparazione atletica , dalla psicologia alla comunicazione, dallo scouting all’area medico sportiva, passando per gli interventi di arbitri ed allenatori importanti come ospiti. Un progetto che guarda anche e soprattutto ai giovani e a chi inizi con loro il proprio percorso. Fare l’allenatore in una prima squadra di dilettanti lo si può fare anche solo per passione e puoi fare tutti i “danni” che vuoi. Ma quando si parla di bambini e ragazzi, categorie particolarmente sensibili, non ci si può permettere di fare errori, ne va del loro futuro. Comprendere che un bambino di 8 anni non può lavorare, ad esempio, sulla forza ma piuttosto sulla coordinazione, sull’equilibrio o sui fondamentali è un aspetto prioritario per chi inizia ad allenare”.

Quanto è importante investire anche sul tema della formazione?
“La formazione è un percorso e un requisito indispensabile. Saper fare ci distingue da chi non sa e ci apre le porte a una gamma di opportunità  infinite. Viviamo in un’epoca in cui per trovare lavoro bisogna competere con una moltitudine di persone. Il mondo è grande, pieno di gente esperta o pronta ad acquisire più competenze per raggiungere l’obiettivo di intraprendere la professione dei suoi sogni. Va avanti chi sa fare di più, perché come dice il detto – ed è sempre vero – “La conoscenza è potere”. Attraverso una formazione specifica, lo sport come metodo e strumento educativo può fornire una conoscenza pedagogica che permette di sviluppare i valori educativi di questa importante attività dell’uomo. Quindi è necessario educare alla libertà e al benessere nello sport, e ciò è possibile solo attraverso una formazione di coloro che insegnano l’attività sportiva”.

Dove nasce la passione per il calcio?
“Ho sempre giocato a calcio sin da quando avevo 7 anni. All’età di 11 anni sono entrato nelle giovanili del Brescia Calcio rimanendovi fino alla categoria Allievi Nazionali, poi evidentemente non era il mio mestiere e sono andato a giocare nei dilettanti gravitando tra alcune società bresciane ed alcune parmensi dove ho frequentato l’Università Facoltà di Giurisprudenza. La passione per questo sport non mi ha mai abbandonato, tanto che nel 2007 ho iniziato ad allenare una squadra di esordienti in una società della provincia ed il ruolo di allenatore/istruttore di settore giovanile mi ha appassionato da subito. Da qui la decisione di frequentare e conseguire il patentino da allenatore UEFA B. Ho poi collaborato, sempre come allenatore, con il Brescia Calcio per tre anni per poi passare alla Feralpisalò nel 2011 prima come allenatore, poi come Responsabile e Direttore”.

Un suo pregio e il difetto che si riconosce.
“Quello che considero un mio pregio è quello di credere nella meritocrazia e che attraverso l’impegno, la formazione e l’organizzazione, prima o poi i risultati arrivino.  Un mio difetto è sicuramente quello di essere troppo razionale in alcune scelte e l’eccessiva razionalità spesso mi porta all’eterna incertezza”.

2021: obiettivo personale e professionale?
“Quello di poter realizzare tutti i miei obbiettivi e se non ci riuscissi, che io possa tentare con tutte le mie forze”.