“Il momento è difficile ed ogni giorno bisogna trovare, tra tante incertezze, la voglia di guardare avanti. Manca quella normalità che prima davamo per scontata e che ora sembra speciale. Una normalità che diventa fondamentale per tutti, ma lo è ancora di più per Piera e per tanti altri ragazzi come lei, impegnati nello sport come momento di incontro, aggregazione e condivisione. Il mio desiderio? Rivederli presto insieme su un campo di calcio per allenarsi, ridere, giocare, scherzare e litigare come hanno sempre fatto. È l’augurio più grande che possa sognare al momento come genitore”.

Centra subito il cuore della questione la signora Giuseppina Turrini, mamma di Piera, calciatrice della squadra “Senza di me che gioco è”, team della Feralpisalò che partecipa al Torneo della DCPS in Veneto.
Piera ha 26 anni compiuti da poco, lavora tutte le mattine nella scuola parrocchiale di Gavardo, piccolo paesino  del bresciano, e da tre anni è il super portiere della squadra di Sesta Categoria del club lombardo.  Il calcio per lei è una passione ed ora non poter giocare ed allenarsi insieme ai suoi compagni di squadra è un grande dispiacere. Le manca l’appuntamento settimanale al campo seguita  dagli allenatori Alessandro Rossi e Francesco Pellegrini, ma appena può la sera si allena un po’ a casa seguita con amore e dedizione dai genitori, Giuseppina e Mauro.

“Piera ha sempre amato il calcio– racconta la mamma – fin da piccola ci ripeteva che voleva giocare a pallone ed è cresciuta con questo desiderio. Dove abitavamo prima purtroppo non c’era la possibilità di trovare squadre, né campi per farla giocare. Ce n’era solo uno piccolo e dissestato dove l’accompagnavo qualche pomeriggio. Eravamo solo io e lei: Piera si metteva in porta ed io calciavo qualche tiro. Non era molto, ma vedevo come si divertiva e stava bene. Mi scaldava il cuore. Fortunatamente tre anni fa abbiamo conosciuto  il progetto della Feralpisalò e con mio marito abbiamo inviato una email. Da lì è cominciato tutto. Piera è l’unica ragazza della squadra di Sesta Categoria, si trova benissimo con tutti e per lei giocare a calcio è un modo importante per esprimersi, stare a contatto con gli altri e condividere una passione. È un’apertura verso il mondo e quando la guardo sorridere,  per me è il momento più bello”.

Come sta vivendo questo nuovo momento di stop delle attività?
“Rispetto a tanti altri ragazzi, Piera lavora tutte le mattine alla scuola parrocchiale e non deve stare sempre a casa. Ha fatto la scuola alberghiera ed è stata fortunata a trovare questa opportunità nel mondo lavorativo che le consente di svagarsi e di non restare sempre sola a casa con noi. Si confronta con gli altri e tutto questo rappresenta uno stimolo per lei. Il calcio le manca, così come l’emozione di prepararsi per andare agli allenamenti, indossare la divisa ufficiale  e vivere il giorno della partita. Partire da casa per arrivare al campo, infilarsi i guanti da portiere e sentirsi quasi invincibile. È bello sapere di far parte di una vera squadra. Il calcio per Piera è soprattutto svago e divertimento, significa mettersi in gioco oltre i propri limiti. Spero che possa rivedere presto gli altri suoi compagni e tornare con loro a correre, sudare e giocare insieme”.

Mentre mamma Giuseppina parla, Piera annuisce ed  ascolta attenta ogni singola parola della chiacchierata. Dolce e disponibile, ci tiene a raccontarci quanto sia fiera di essere il portiere della squadra della Feralpisalò. Un ruolo che riveste con orgoglio e che ha scelto personalmente dopo essersi consultata con i suoi due allenatori.

“Il calcio è uno sport bellissimo – sottolinea con un entusiasmo disarmante – e quando gioco mi sento bene. Quando ho cominciato tre anni fa ho capito che mi sarei divertita molto. Mi trovo bene con i miei compagni e ci sentiamo anche adesso che non possiamo vederci. Abbiamo una chat comune con un gruppo creato su whatsapp che ha il mio nome e ci scriviamo durante la giornata. So che per ora non è possibile riprendere a giocare, ma io non voglio fermarmi. Il giorno lavoro, poi quando torno a casa mi riposo un po’ e dopo mi metto davanti al computer. La sera però non dimentico di allenarmi facendo stretching perché fa bene al corpo ed alla mente. Cosa mi manca di più? Ridere e giocare con i miei compagni, seguire le indicazioni degli allenatori, mettermi i guanti per parare. Adesso dobbiamo avere pazienza ma non dobbiamo scoraggiarci. Non vedo l’ora di tornare ad abbracciare tutti”.

Chi ama il calcio sa che il pallone ha sempre tante storie da raccontare. Storie che ci emozionano, ci fanno battere il cuore e ci lasciano qualcosa di speciale. Come la storia di Piera Turrini, super portiere della Feralpisalò e della sua bellissima famiglia.